Vedi sotto l'intero articolo. Il testo analizza il pensiero di Walter Benjamin focalizzandosi sulla sua concezione del capitalismo come religione "cultuale": un sistema privo di dogmi, teologia o speranza (in contrapposizione all'etica protestante di Max Weber), fondato sul dominio degli individui tramite il consumo e sul ciclo infinito di debito e senso di colpa, capace di condurre alla distruzione della natura.
Scritto negli anni '20 e '30 in una Germania devastata dai debiti di guerra e dall'ascesa del nazionalsocialismo, il pensiero benjaminiano viene presentato come un'anticipazione delle crisi contemporanee (finanziarie, ecologiche, sanitarie). Benjamin critica figure come Nietzsche e Freud (definiti "nuovi sacerdoti") e prende le distanze dalla visione lineare della storia del marxismo ortodosso, integrando invece elementi del messianismo ebraico. Benjamin sottolinea l'eccezionalità del proletariato e la necessità di un'insurrezione di massa per interrompere la violenza statale. La risposta alla crisi e all'asservimento da debito risiede nel marxismo messianico e nell'azione immediata ("qui e ora"): la creazione di nuove comunità fondate sul "comune", in grado di riscattare le ingiustizie passate e restituire la felicità del vivere condiviso.ed ecco l'articolo:
Contro il debito e la colpa. Walter Benjamin e il capitalismo come religione - Global Project