BIGINO DI FILOSOFIA (DALL' EMPIRISMO INGLESE ALL' ESISTENZIALISMO)
E' una sintesi elementare che ho fatto per me stesso. Niente di molto scientifico. Ma credo lo stesso utile ed interessante.
Paolo
EMPIRISMO INGLESE
Locke
(1632 -1704) - filosofo inglese - prosegue sulla scia dell’empirismo inglese di Bacone. Analizza i
meccanismi della conoscenza la cui base rimane anche per lui l’esperienza
(empiria). Non esistono idee innate (contro l’innatismo) ma tutto procede appunto dalla esperienza pratica. Scrive saggi sulla
tolleranza e difende l’idea di libertà (precorre il liberalismo moderno).
HUME (1711- 1766) anch’egli studia i meccanismi della
conoscenza. Essa si fonda sull’esperienza ma proprio per questo non può essere
mai conoscenza assoluta (scetticismo
humiano). La conseguenza non è però il nichilismo (assenza di qualsiasi
principio fondante del sapere e dell’etica) ma anzi un atteggiamento di
tolleranza verso le diverse opinioni, verso le religioni (che comunque
rispondono a profonde esigenze dell’uomo). Infine Hume è convinto sostenitore del liberismo in campo economico. Ebbe
grande influenza su Kant e sugli illuministi.
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ILLUMINISMO – Precorre di poco la Rivoluzione
Francese. Fede nei “lumi” (la ragione umana illumina le cose) contro
superstizione, dogmi e ignoranza. Enciclopedia
(di Diderot, Condorcet, Voltaire) vuole fornire al popolo un compendio di
tutto il sapere. Esaltazione della ragione, dell’intelletto umano, della
libertà individuale. L’Illuminismo è anche espressione (e stimolo) della
emergente classe borghese (commercianti e industriali) che rivendica un posto
sociale adeguato alla ricchezza raggiunta (contro la tradizionale aristocrazia
dominante). Avrà un peso enorme sulla cultura occidentale.
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KANT (1724 – 1804) Filosofo tedesco – Precorre e
influenza la filosofia dell’ Illuminsmo ma in qualche modo anche il pensiero
attuale. Si parla di “criticismo”
kantano perché K. vuole sottoporre a “critica” (analisi) il meccanismo della
“ragion pura” (cioè il meccanismo della conoscenza umana) e quello della “ragion
pratica” (dell’etica e della morale
umana) . La conoscenza umana è sempre conoscenza del “fenomeno” (quello che ci
appare) e non della cosa in sé. In questo senso Kant si distanzia
dall’Empirismo inglese. Inoltre non è una conoscenza innata (critica
dell’innatismo). Tuttavia non è conoscenza solo soggettiva perché tutti gli
uomini condividono le stesse “forme a priori della conoscenza” (ad es. le idee
di spazio e tempo). Per cui è possibile una conoscenza intersoggettiva
condivisibile. Allo stesso modo anche in campo morale l’uomo ha dentro di sé
dei principi fondanti (“Due cose sono certe: il cielo sopra di me e la legge
morale dentro di me”). Avrà influenza enorme sul pensiero successivo
(illuminismo, Hegel ecc.).
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IL ROMANTICISMO (fine 1700- primi del
1800)
Il
Romanticismo è una reazione al razionalismo illuminista. Non è la ragione
l’elemento fondamentale. Si esaltano invece elementi irrazionali come il
sentimento, la fantasia e la fede. Si divinizza la natura e si esalta un
passato visto come più in sintonia con la natura umana.
Uno dei
movimenti iniziali è lo “Sturm und drang” (tempesta ed impeto) che esalta
l’arte come forza creativa passionale e sfrenata.
Alcuni
romantici poi esaltano la fede. Altri la ricerca filosofica in un senso però
lontano dall’empirismo e anche dal razionalismo illuminista. Questa corrente approderà
all’Idealismo di Hegel.
Anche sul
piano politico il Romanticismo ha in sé il germe di posizioni diverse. Da un
lato una spinta creativa e rivoluzionaria che si esprimerà nelle lotte e rivolte
liberali del 1800. Dall’altro un’esaltazione del passato, il rifiuto dei valori
dell’Illuminismo e della Rivoluzione Francese, cosa che sarà funzionale alla
Restaurazione e alla esaltazione dello Stato Etico (vedi Hegel).
Esponenti: Schlegel, Novalis, Schiller, Goethe.
Si sviluppa nell’alveo del movimento romantico. Approda ad un razionalismo che è però molto diverso da quello illuminista. La Ragione illuminista è la razionalità dell’individuo umano che analizza la materia, la storia, le cose con atteggiamento scientifico per conoscere e soprattutto dominare la materia e il mondo. La Ragione dell’Idealismo è una entità suprema che plasma (e in questo senso fa esistere) tutte le cose. Essa è la ragione dell’individuo ma nello stesso tempo e ancor di più è un’ Entità superiore e universale che plasma la realtà e la storia. Senza di essa nulla esiste. E’ un po’ come nella cultura induista in cui l’ ”atman” è nello stesso tempo l’anima dell’individuo ma soprattutto, ad un livello superiore e più profondo, è l’anima del tutto.
FICHTE (1792 – 1814) . Tedesco
Kant dice
che “la cosa in sé” (il “noumeno”) ci sfugge mentre noi possiamo conoscere solo
il “fenomeno” (quello che ci appare). Fichte afferma invece che la “cosa in sé” non esiste
e che tutta la realtà è un prodotto del pensiero, o meglio ancora dello “Spirito”. Non esiste
realtà al di fuori dell’opera del pensiero (dello Spirito). Lo Spirito è l’Io
puro, universale e assoluto (non quello del singolo individuo concreto). Esso
pone sé stesso e in questo modo riconosce (fa nascere) il non-io (il mondo
esterno, la natura). Ma in questo processo dialettico prende coscienza di sè e
del fatto che al di fuori della propria coscienza nulla esiste.
Tale percorso
di autocoscienza dell’Io Assoluto mira al costante superamento dei limiti e
all’affermazione della propria libertà (idealismo etico).
In politica F.
crede nel carattere contrattuale dello Stato e teorizza “lo stato commerciale
chiuso” dove tutti avranno garantiti lavoro e proprietà.
Alla fine ha
una svolta in senso religioso.
HEGEL ( 1770 – 1831)
Come Fichte anche
Hegel afferma che ciò che esiste e che dà origine ad ogni conoscenza (e perciò
a tutte le cose) è l’Assoluto, lo Spirito (quello che H. chiama “l’Idea”).
Esso si aliena nel mondo esterno e in tal modo poi prende coscienza di
sé e del fatto di essere il tutto. La realtà dunque non è che il progressivo
realizzarsi della ragione infinita. Per questo “tutto ciò che è razionale è
reale e tutto ciò che è reale è razionale”. Tutto è come deve essere. La
filosofia ha il compito di comprendere il processo per cui l’Assoluto, lo
Spirito, l’Idea si aliena nel mondo esterno e concreto (come anche nelle
singole individualità) per poi tornare alla coscienza assoluta di sé ( e del
tutto).
La
“Fenomenologia dello Spirito” è il testo che indaga questo processo per cui l’
Idea si aliena nella Storia per poi tornare a sé in piena autocoscienza.
Dialettica significa che tutto il percorso storico procede per TESI (A) –
ANTITESI (NON –A) e SINTESI (che è il
superamento delle due ma anche il prodotto della loro interazione). Ad es.
Hegel analizza la dialettica servo-padrone. Il padrone ha la proprietà ma non
lavora. Il servo non ha nulla ma sviluppa nel lavoro abilità e competenze. Alla
fine è il padrone a dover dipendere. Questa analisi sarà fondamentale poi per
il pensiero di Marx.
In campo
politico, dopo la delusione per l’esperienza napoleonica teorizza lo STATO
ETICO. Non è una concezione contrattuale dello stato (cioè che nasca da un
contratto dei cittadini che autolimitano i propri diritti a vantaggio di
tutti). Lo STATO è incarnazione e realizzazione dell’Idea. Ha di per sé valore
assoluto. Ovviamente tale concezione dello stato verrà usata poi dai regimi
autoritari.
Destra hegeliana – mira a conciliare la filosofia
hegeliana con la religione cristiana e in campo politico accentua gli aspetti conservatori
(Stato etico).
Sinistra hegeliana – respinge questa svolta in senso
religioso e arriva fino al materialismo.
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MARX –
Nascita: 5 maggio 1818
Morte: 14 marzo 1883
Tedesco. Eredita da Hegel la
concezione dialettica della storia (che procede per tesi/antitesi/sintesi –
vedi Hegel). Dice per la prima volta che la “struttura” (cioè la base fondante)
della società è data dal possesso dei mezzi di produzione. Il resto (compresa
la cultura e la religione) sono una “sovrastruttura” che dipende dalla prima.
Fino ad ora si attribuivano le differenze sociali a una diversa dotazione
(banalizzando: i ricchi sono più intelligenti). Ora Marx dice: chi ha la
proprietà dei mezzi di produzione plasma una stratificazione sociale a proprio
vantaggio e una cultura che giustifica la diseguaglianza. Il proletario produce
“valore” ma vende la propria attività e in definitiva la propria persona. Il
padrone ne trae ricchezza senza lavorare. Occorre che alla fine il proletariato
unito rivendichi i propri diritti e imponga una provvisoria “dittatura del
proletariato” che poi lascerà il posto ad una società senza classi e
ugualitaria.
Sulle sue
idee si fondano il socialismo e poi il comunismo dei primi del 1900; la rivoluzione
russa; la socialdemocrazia del Nord Europa e alcune lotte anticoloniali di
Africa e America latina. Ma anche le dittature comuniste in URSS, in Cambogia
ecc. Forme particolari la Cina (comunismo + capitalismo di stato) e Cuba. Lenin
ha poi teorizzato la necessità di una “avanguardia del proletariato” che ne
fosse la guida. Ma questa è sfociata poi nella guida imposta dai funzionari del
partito comunista e infine in dittature feroci o vicende sanguinose (Stalin in
URSS; Pol Pot in Cambogia; la
”rivoluzione culturale” di Mao).
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Precorrono l’Esistenzialismo del 1900 : Schopenauer e Kirkegaard
SHOPENAUER – Nascita: 22 febbraio
1788 Morte: 21 settembre
1860. Tedesco. Le speranze egualitarie della Rivoluzione francese si sono
spente: Napoleone, che sembrava incarnarle, diventa un dittatore e infine viene
sconfitto e si torna alla Restaurazione. S. opera in questo contesto storico
buio - S. critica l’idealismo di Hegel.
Per lui non è affatto la Ragione a guidare il mondo e la storia (come dice
Hegel) ma al contrario l’irrazionale “volontà
di vivere” che anima tutto (uomini, animali e universo). Tale volontà è un
istinto irrefrenabile che produce solo desiderio, sempre insoddisfatto, lotta,
guerra e sofferenza. Il destino del singolo è la morte. La liberazione consiste
solo nello spegnere il desiderio e accettare questa situazione. Lo può fare
l’uomo che accede a tale consapevolezza e che si affida ad arte, morale e
ascesi. Influenzerà l’esistenzialismo successivo.
KIRKEGAARD – nasce in Danimarca nel 1813. Muore
nel 1855. Di famiglia molto religiosa
(di una religiosità cupa contrassegnata dal senso della colpa e della punizione
divina). Anche lui reagisce
all’idealismo hegeliano che accusa di astrattezza. Il protagonista della
storia è secondo lui il singolo
individuo concreto. Non esiste alcuna necessità superiore ma si è sempre di
fronte a diverse alternative possibili.
Questa libertà di scelta è però incertezza e fonte costante di angoscia.
Di fronte a quest’ angoscia l’uomo ha tre
scelte possibili:
1) La vita estetica (non si sceglie ma si vive
nella fantasia e nella immaginazione)
2) La vita etica (si scelgono i “compiti” e
i doveri (ad es. della famiglia ecc.).
3) La vita religiosa. Solo in essa, pur con travaglio e angoscia
l’uomo approda alla fine alla accettazione della propria finitezza e alla pace
che solo la fede in Dio può offrirgli.
Avrà grande influenza
sull’esistenzialismo del 1900.
IL POSITIVISMO : da metà del 1800 grande fiducia nella
“scienza positiva” (coi metodi di oggi), che applicata a tutti i settori della
vita umana porterà conoscenza e progresso.
In effetti lo sviluppo della scienza e della tecnologia producono grandi
progressi ma l’enfatizzazione del potere della scienza e della tecnologia
produrranno anche gravi danni culturali e materiali (basti pensare alle
classificazioni di presunte razze inferiori usate poi dal Nazismo ecc.). Solo
recentemente la scienza ha rinunciato a queste pretese e sa soprattutto “di non
sapere” (come diceva Socrate). Sotto la spinta del positivismo la ricerca
scientifica consegue anche enormi passi avanti e influenza la straordinaria
teoria dell’evoluzionismo di Darwin (la selezione naturale produce nelle specie
delle mutazioni che sono funzionali alla propria conservazione).
Fra gli
autori positivisti: Comte.
FREUD –(1856 – 1939) Austriaco, fondatore
della psicanalisi. “SCOPERTA” DELL’INCONSCIO, cioè di un mondo interiore ignoto
che ci condiziona. L’inconscio (o Es) è il mondo delle pulsioni di cui siamo
inconsapevoli. Si struttura già dai primi anni di vita. Il Super-Io è un’altra
componente (detta i divieti, le norme morali). L’io cerca di far coesistere e
tenere sotto controllo queste due diverse forze. I contenuti inconsci spesso
sono celati da meccanismi di “rimozione” per cui non accedono alla
coscienza. Ma i processi inconsci rimossi
(di entrambi i tipi) agiscono sotto traccia e possono produrre disturbi e
nevrosi. L‘analisi (soprattutto tramite interpretazione dei sogni e
associazioni libere) fa emergere alla coscienza i contenuti rimossi ed elimina
i sintomi nevrotici. Conseguenze enormi sulla nostra società e cultura.
NIETZSKE (1844 – 1900). La sua vita è contrassegnata dalla
malattia mentale. Le sue opere filosofiche sono in realtà capolavori letterari
in forma di parabola. Il suo pensiero è complesso e ambiguo. Influenzato
dall’evoluzionismo ritiene che tutti (uomini, specie animali, natura) sono mossi dalla volontà di
vivere, di perpetuarsi, di procreare, di avere forza e potenza. Così
egli si rifà alla cultura greca e
contappone l’ originario “spirito dionisiaco “ (Dioniso, dio della
gioia, della libera spontaneità e dell’ebbrezza) allo “spirito socratico” (dove
Socrate è il contrario: la razionalità, la morale). Socrate secondo lui ha
tradito la cultura greca originaria. N. critica il cristianesimo (invenzione
dei deboli contro i forti), l’illuminismo, il razionalismo, l’idealismo e il
positivismo (che anche se in modo diverso credono tutti nel valore della
razionalità). Il mondo secondo lui è regolato dal caos e il suo apparente
scorrere è un eterno ritorno. Quello che N. auspica è che venga un’epoca nuova,
di superamento dell’uomo e di avvento di una nuova fase evolutiva (il superuomo
o meglio l’oltre uomo). Il superuomo
accetta il suo destino (che è lo stare nel mondo, nel conflitto, nel dolore) e
gode della propria totale libertà.
Il pensiero
di N. è stato spesso interpretato solo come un precursore del nazismo ma nella
sua stessa tribolata esistenza N. avverte e denuncia il vuoto del nuovo mondo
borghese e mercantile fatto solo di convenzioni e di una morale vuota e
formale. Infondo pre-sente con largo anticipo la crisi in cui oggi ci
dibattiamo.
UTILITARISMO – ripresa nel mondo anglosassone di
un metodo scientifico diretto soprattutto a privilegiare l’utilità (pratica)
della conoscenza
Esistenzialismo – corrente del pensiero del 1900.
Diversi autori e sfumature. Comunque il centro del pensiero filosofico dell’ E.
è l’individuo umano e il suo destino. Egli è proiettato nel mondo senza
certezze. Ha solo la propria libertà che però è anche scelta senza garanzie che
condanna all’angoscia. Ad es. Sartre.
SINTESI DA UNA CONFERENZA DI LUCIANO CANFORA SULLE MIGRAZIONI
Conferenza di 3 annii fa.
Canfora delinea il Mediterraneo non solo come un mare, ma come un crocevia millenario di conflitti, migrazioni e poteri che hanno modellato la storia dell'Occidente e dell'Oriente.
Ecco un'analisi dettagliata:
1. Le radici mitiche e storiche dello spostamento
La storia del Mediterraneo è, fin dalle origini, una storia di spostamenti radicali. I poemi omerici ne sono la prima testimonianza:
- L'Iliade non è solo un racconto bellico, ma descrive una guerra di insediamento a lungo termine, dove una coalizione greca cerca di scardinare il predominio ittita in Anatolia.
- L'Odissea rappresenta il movimento inverso e l'espansione verso Occidente, con il viaggio di Ulisse che tocca le coste dell'Italia meridionale.
2. Lo scontro tra blocchi: Oriente vs Occidente
Il viideo evidenzia una dinamica di "pendolo" tra le potenze:
- L'Impero Persiano: Tenta per due volte di espandersi verso Occidente (490 e 480 a.C.), vedendo il Mediterraneo come uno spazio da includere in una struttura imperiale che già comprendeva l'Egitto.
- L'Egemonia Ateniese: Dopo le guerre persiane, Atene diventa il fulcro di un impero marittimo che controlla i commerci e tenta, senza successo, di estendersi verso la Sicilia e l'Egitto.
- L'Impero di Alessandro Magno: Realizza un fenomeno unico di fusione greco-iranica, creando un impero sovranazionale che superava per dimensioni persino quello romano di epoca augustea.
3. Roma: l'unificazione e la struttura provinciale
Roma riesce dove altri hanno fallito, unificando il Mediterraneo attraverso:
- Integrazione politica: L'uso sapiente della cittadinanza (imposizione del diritto latino e poi cittadinanza completa) per legare i popoli conquistati.
- Amministrazione: La creazione di una struttura per province, ispirata in parte alle satrapie persiane, che permetteva una gestione burocratica complessa, pur basata spesso sull'oppressione fiscale dei provinciali.
4. La grande frattura: l'Islam e la nascita del Mediterraneo moderno
Un punto di svolta cruciale è identificato nella conquista araba del VII secolo. Questo evento divide il Mediterraneo in due sponde religiose e politiche contrapposte: la sponda islamica (Africa e parte della Spagna) e quella cristiana (le penisole europee). Questa frattura segna l'atto di nascita del Mediterraneo come lo conosciamo oggi.
5. Colonialismo, Neocolonialismo e Migrazioni contemporanee
Canfora collega direttamente la storia coloniale ai fenomeni migratori odierni:
- Crisi degli Imperi: Il declassamento dell'Europa dopo le due guerre mondiali e il tracollo degli imperi coloniali francese e inglese (emblematico il caso di Suez nel 1956) hanno creato una profonda instabilità.
- Neocolonialismo: La volontà dell'Occidente di continuare a controllare queste aree attraverso l'economia e le forniture militari ha generato il "terreno di coltura" per i flussi umani inarrestabili a cui assistiamo.
6. Sfide giuridiche e politiche attuali
Il discorso si conclude con un richiamo ai valori civili:
- L'Articolo 10 della Costituzione Italiana: Canfora sottolinea come la nostra Carta garantisca il diritto d'asilo a chiunque non possa esercitare le libertà democratiche nel proprio paese, un principio nobile che spesso viene minimizzato o ignorato nel dibattito politico.
- Il Trattato di Dublino: Viene criticato come un presupposto "assurdo" che penalizza i paesi di primo approdo (Italia, Grecia, Spagna) e mina la solidarietà europea.
- Prospettive future: La sfida proposta è quella di ripensare l'Unione Europea, non solo modificando i vincoli economici, ma allargando l'unione ai paesi del Nord Africa su un piede di parità, per affrontare insieme la realtà delle migrazioni.
LE API SANNO FAR DI CONTO
Nuove ricerche condotte dalla Monash University confermano che le api possiedono reali capacità matematiche, superando il lungo dibattito scientifico sulla loro natura. Lo studio dimostra che questi insetti non si limitano a reagire a semplici schemi visivi, ma sono in grado di elaborare attivamente quantità numeriche nonostante le dimensioni ridotte del loro cervello. Adottando una prospettiva biologica che rispetta il sistema sensoriale delle api, gli scienziati hanno validato la loro abilità nel distinguere i numeri e compiere operazioni elementari. Questo approccio innovativo evidenzia l'importanza di analizzare l'intelligenza animale senza imporre criteri puramente umani. I risultati suggeriscono che la cognizione complessa può manifestarsi anche in organismi dotati di un numero limitato di neuroni.
LEGGI QUI L'ARTICOLO:
SULLA STORICITA’ DI CRISTO E SULLA SUA DIMENSIONE RELIGIOSA E SOCIALE - ALESSANDRO BARBERO /MAURO PESCE
Riassumo qui un video che presenta una discussione con Alessandro Barbero, Emanuele Rocchetti, Francesca Fanelli e Pietro Sorace sulla reale esistenza di Gesù e sugli eventi della sua vita narrati nei Vangeli.
Più sotto la sintesi di un intervento di Mauro Pesce.
• È difficile conoscere molto dei sudditi comuni dell'Impero Romano di 2000 anni fa. Anche sui potenti si sa molto ma non tutto. Tuttavia, per una persona come Gesù, un suddito che viveva in una provincia lontana, avere 4-5 testimonianze sulla sua vita e morte scritte entro qualche decennio dai fatti accaduti rende difficile pensare che non sia realmente esistito. Non ci sono altri sudditi dell'Impero Romano su cui si abbiano così tante informazioni. Sebbene non si possa essere sicuri di ogni singolo dettaglio della vita e morte di Gesù finché non emergeranno nuove prove (come lapidi che attestino l' esistenza di figure come Ponzio Pilato, che comunque è confermata da altre fonti) Alessandro Barbero ritiene che sia indiscutibile che Gesù sia esistito e abbia fatto in gran parte ciò che viene raccontato.
Le Fonti:
Le fonti principali sulla vita di Gesù sono i Vangeli canonici (Matteo, Luca, Marco e Giovanni), scritti tra il 60 e il 90 d.C., e i Vangeli apocrifi, scritti successivamente e dall'origine più incerta.
Una prima difficoltà nell'usare i Vangeli come fonti storiche è che i loro autori non agivano da storici che confrontano fonti e sollevano dubbi, ma raccontavano i ricordi dei discepoli che per anni erano passati di bocca in bocca, arricchendosi.
Attestazioni non cristiane della storicità di Gesù sono scarse, ma significative. Le più importanti includono:
◦ Publio Cornelio Tacito (negli Annales, ca. 120 d.C.): Commentando l'incendio di Roma del 64 d.C., dice che Nerone accusò i Cristiani, il cui nome derivava da Cristo, condannato al supplizio sotto l'imperatore Tiberio dal procuratore Ponzio Pilato.
◦ Gaio Svetonio (biografo degli imperatori, ca. 120 d.C.): Nel capitolo dedicato a Claudio, scrive che l'imperatore espulse da Roma i Giudei che, per istigazione di "Cristo", erano causa continua di disordini.
◦ Plinio il Giovane (governatore della Bitinia): In una lettera all'imperatore Traiano (II secolo d.C.), chiede procedure corrette nei confronti dei Cristiani, che non andavano perseguitati d'ufficio ma puniti se denunciati e se non rinnegavano la fede. Questa testimonianza storica suggerisce che il Cristianesimo non avesse un fondamento giuridico come reato, ma i Cristiani erano comunque tenuti d'occhio.
◦ Flavio Giuseppe (storico giudeo, Antichità Giudaiche, ca. 93-94 d.C.): Il passaggio noto come Testimonium Flavianum (libro XVIII) descrive Gesù come uomo sapiente, autore di azioni straordinarie, maestro, il Cristo, crocifisso da Pilato su denuncia dei capi giudei, apparso risorto il terzo giorno.
La testimonianza di Flavio Giuseppe è la più completa ma anche la più controversa. Essendo Giuseppe uno storico giudeo non convertito al Cristianesimo, le sue affermazioni su Gesù sono sembrate "di parte". La scoperta di un codice siriaco nel 1971 suggerisce che il testo originale di Giuseppe fosse più ridotto e che interventi di scribi cristiani nel corso dei secoli abbiano aggiunto passi per far dire a Giuseppe che Gesù "era il Cristo".
Il Movimento di Gesù:
Gesù Cristo è descritto come un predicatore.
Era sicuramente qualcuno che voleva introdurre una riforma della religione ebraica e che si opponeva ai poteri costituiti del mondo ebraico dell'epoca (scribi, farisei, sadducei).
Il suo movimento è caratterizzato come non violento, il che lo distingueva da altri movimenti ebraici dell'epoca, alcuni dei quali armati.
Nel contesto dell'occupazione romana, le autorità giudaiche (collaborazioniste) temevano Gesù perché metteva a rischio l'ordine e la tranquillità del popolo.
Gesù era visto come un pericolo non solo dal Sinedrio, ma anche da una parte dello stesso popolo ebraico che poteva reagire violentemente contro chi sovvertiva le regole.
La sua posizione era complessa: contro le élite ebraiche "ellenizzate" (sadducei, secolarizzati) ma anche contro i fanatici dell'interpretazione letterale della legge (come gli zeloti).
I Vangeli Canonici vs. Apocrifi:
Molti Vangeli furono scartati dalla selezione per il Nuovo Testamento perché proponevano un'immagine "troppo giudaica" o una visione agnostica/spirituale di Gesù che divergevano dall'ortodossia cristiana.
Il Vangelo di Tommaso, ad esempio, restituisce un'immagine spirituale e mistica di Gesù, non parlando della sua morte e resurrezione ma riportando solo le sue parole.
La selezione dei quattro Vangeli canonici fu una scelta teologica, in cui la Chiesa riconobbe i testi che trasmettevano il "vero insegnamento di Cristo", pur sapendo che contenevano contraddizioni.
Gli Ultimi Giorni di Gesù:
Secondo i Vangeli, un evento che spinge il Sinedrio contro Gesù è la risurrezione di Lazzaro (narrata solo nel Vangelo di Giovanni). Negli altri Vangeli, l'ira del Sinedrio è motivata dal fatto che Gesù, con tutto quello che fa, allarma i custodi della tradizione.
L'ingresso a Gerusalemme a dorso d'asino, accolto come messia, segna l'inizio dei suoi ultimi giorni.
A Gerusalemme, Gesù si dedica alla predicazione e all'insegnamento nel Tempio, contestando la gestione del culto e l'autorità religiosa.
Un gesto clamoroso è la cacciata dei mercanti dal Tempio, definita "una rivolta" o "rivoluzione" che provoca preoccupazione nel Sinedrio non tanto per il gesto in sé (citato anche nell'Antico Testamento), ma perché Gesù si assumeva un'autorità che non gli era riconosciuta. Questo è ciò che lo rendeva "fuorilegge". L'aggressione al Tempio può essere interpretata in modi stratificati, ma di sicuro colpiva pratiche religiose tradizionalissime (vendita di animali per sacrifici, cambio di denaro).
L'Ultima Cena (giovedì 14 Nisan) è segnata dall'istituzione dell'eucaristia e dal tradimento di Giuda Iscariota.
La Figura di Giuda:
La necessità di Giuda per identificare Gesù ai Romani per un compenso di "trenta denari" (considerato un compenso ridicolo, l'equivalente di circa 30 euro) appare storicamente poco plausibile. I soldati del Tempio non avrebbero avuto bisogno di un bacio per riconoscere chi dovevano arrestare.
La figura di Giuda traditore potrebbe essere servita ai Cristiani per diverse ragioni.
Nel Vangelo di Giuda, Giuda è visto come l'apostolo più vicino, consapevole del suo tragico destino, che doveva tradire Gesù perché ciò era necessario per il compimento del disegno divino di redenzione.
Secondo un'altra interpretazione (supportata da Papa Benedetto XVI, Borges, de Quincey), l'identificazione di Giuda come "volgare traditore" è un'operazione "politica" o teologica. Se il suo atto era necessario per il piano divino, non può essere solo un traditore.
Giuda era anche un nome pesante nella cultura ebraica, quasi sinonimo di nazionalità ebraica, il che potrebbe aver giocato un ruolo nella sua rappresentazione.
Processo e Condanna:
Gesù viene interrogato prima dal sommo sacerdote Anna, poi da Caifa.
Il Sinedrio lo dichiara reo di bestemmia, imputazione che prevede la condanna a morte.
Tuttavia, il Sinedrio non poteva eseguire la condanna; solo l'autorità romana poteva farlo.
Gesù viene portato davanti al procuratore romano Ponzio Pilato.
Pilato non è inizialmente propenso ad accogliere le richieste del Sinedrio, ma un'accusa che non può ignorare è l'autoproclamazione di Gesù a "Re dei Giudei".
Pretendere di definirsi "Re dei Giudei" per i non-cittadini romani era un reato di lesa maestà che comportava la morte per crocifissione.
Pilato non rileva colpe in Gesù, ma i membri del Sinedrio insistono, dicendo che se non lo condanna, "non sei amico di Cesare".
Pilato tenta di liberare Gesù offrendo alla folla la scelta tra lui e Barabba (un ladrone responsabile di omicidio e sedizione), ma la folla sceglie Barabba.
La storia di Pilato che "si lava le mani" e demanda la decisione al popolo è stata considerata verosimilmente inverosimile da storici del diritto, poiché le norme romane non prevedevano che si ascoltassero le voci del popolo. Pilato rappresenta comunque l'Impero Romano che cerca di andare d'accordo con le élite e le popolazioni locali.
L'iscrizione INRI sulla croce ("Gesù Nazareno Re dei Giudei") fu una scelta di Pilato che, involontariamente, riportava il motivo della condanna non come presunzione, ma come fatto.
Morte e Risurrezione:
Gesù viene crocifisso e muore circa tre ore dopo.
Viene sepolto da Giuseppe d'Arimatea (membro del Sinedrio) con Nicodemo.
I Vangeli narrano che la tomba fu trovata vuota la domenica mattina.
Romani e avversari dei Cristiani credevano che i suoi amici avessero trafugato il corpo per far circolare la voce della resurrezione.
Secondo i Vangeli, Gesù sarebbe realmente risorto e apparso ai discepoli.
Significato Storico:
La vicenda di Gesù e la nascita del movimento cristiano rappresentano una delle grandi svolte della storia umana.
Ha portato al superamento del politeismo che aveva dominato per millenni, favorendo l'affermazione delle grandi religioni monoteiste (Cristianesimo, Ebraismo, Islam) che credono in un unico Dio.
Questo cambiamento radicale proviene dal Medio Oriente, una regione che ha fornito all'umanità innovazioni fondamentali (agricoltura, allevamento, città, monoteismo).
Questi popoli hanno avuto una "forza" che ha cambiato la storia del mondo più di una volta.
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MAURO PESCE
Studio dei Testi Originali e Fonti Antiche: L'approccio di Pesce si basa sullo studio quarantennale dei testi del Nuovo Testamento e di altri testi greci e latini.
Consapevolezza della Parzialità della Ricerca Storica: Pesce riconosce che la ricerca storica, pur impegnandosi nel desiderio di essere obiettiva, non produce obiettività assoluta. La visione dello storico è sempre parziale.
Valorizzazione dell'Ipotesi Illuminante: Nonostante la parzialità, anche una visione parziale o un'ipotesi dello storico può essere illuminante.
Importanza dei Luoghi Geografici: Ripercorrere i luoghi dove Gesù ha vissuto e agito (Galilea, Samaria, Palestina) è considerato essenziale per la ricerca storica. Pesce stesso ha vissuto a Gerusalemme e ha visitato il deserto di Giuda.
Analisi Contestuale (Ebraicità di Gesù): L'esperienza diretta dei luoghi e la percezione di una continuità con certi ambienti religiosi ebraici hanno portato Pesce a comprendere e sentire l'ebraicità di Gesù.
Analisi di Esperienze Religiose Chiave: Per mostrare la "straordinaria dimensione religiosa in Gesù", Pesce analizza esperienze specifiche come il battesimo, le tentazioni nel deserto e la trasfigurazione. Egli attribuisce un significato storico all'esperienza delle tentazioni nel deserto, considerandola un'esperienza radicale di Gesù.
Interpretazione delle Narrazioni della Risurrezione: Pesce non mette in dubbio la veridicità nel senso di resoconto di ciò che è stato visto, dei racconti di risurrezione. Osserva che le differenze tra i racconti non sono segno di contraddizioni o falsificazioni, ma piuttosto che sono stati tramandati in modo genuino, con ciascuno che ha raccontato ciò che ha visto a modo suo, senza artifici.
Integrazione della Dimensione Religiosa e Sociale: Pesce interpreta Gesù come totalmente concentrato su Dio e contemporaneamente sui bisogni degli uomini, senza opposizione.
Consapevolezza della Complessità della Figura di Gesù: Pesce riconosce che la figura di Gesù è complessa e deve essere lasciata "sempre superiore ai propri schemi interpretativi". Questo implica un'umiltà metodologica di fronte alla grandezza del soggetto.
Importanza di Comprendere la Tradizione Oltre il Testo Sacro: Pur studiando i testi, Pesce sottolinea la necessità di conoscere anche come questi testi sono stati vissuti e interpretati diversamente nel corso della tradizione.